Tutte noi amiamo i vestiti, e gli accessori! Li scegliamo con cura, li acquistiamo e li indossiamo. Ci fanno sentire belle, confortevoli, alla moda. Ma sempre più spesso, per inseguire un nuovo trend o perché qualcosa semplicemente non ci piace più, abbandoniamo i nostri vestiti, decidendo di scartarli oppure anche di donarli a chi ne ha bisogno. La realtà è che questo ciclo rientra nella dicitura “fast-fashion” e non ha nulla di sostenibile, né per noi e nemmeno per il pianeta.
L’amore per la moda trova molti modi per essere compatibile con le esigenze di sostenibilità, anzi, questa è una delle ragioni per cui porto avanti il progetto #scopripiccolibrand che nasce dalla mia passione per i capi d’abbigliamento e gli accessori e cerca di premiare i piccoli brand artigianali e la creatività Made in Italy. Anche perché, diciamocelo, una volta acquistato un capo d’abbigliamento o un accessorio realizzato con materiali di qualità e da mani esperte, è difficile che decideremo di scartarlo.
Anche se i trend cambiano e le mode sono passeggere, ci sono molti modi per rendere l’outfit e i prodotti che già possediamo attuali, basta vestirsi con creatività e soprattutto ricercare l’individualità. A me piace pensare che ognuno di noi possa fare la differenza, ma è necessario fare i conti con quello che avviene quotidianamente nell’industria della moda.
L’industria della moda, infatti, contribuisce al 10% delle emissioni globali di gas serra e provoca l’inquinamento delle acque. Ciò è dovuto al sottoutilizzo dell’abbigliamento, soprattutto quello a basso costo e alla mancanza di riciclaggio che porta ogni anno alla perdita di miliardi di dollari. Occorrono 20.000 litri di acqua per produrre un chilogrammo di cotone e il 64% dei 32 miliardi di capi prodotti ogni anno finisce nelle discariche.
Ci sono realtà che fanno qualcosa di straordinario per aiutare il pianeta e le persone, per sviluppare consapevolezza e per cambiare il modello esistente dando nuovo valore a ciò che solitamente vediamo come un rifiuto. Ramissa è una di queste realtà, e oggi voglio parlarvi del loro progetto.
Dare nuovo valore agli scarti: la storia di Ramissa
La realtà è questa: in Kenya ogni anno vengono importate 185.000 tonnellate di vestiti, di cui il 40% sono rifiuti. Di questi abiti, più del 69% è composto da fibre sintetiche il cui smaltimento contribuisce al rovesciamento di microplastiche direttamente nella catena alimentare e quindi nel corpo umano.

Questa è la realtà in cui nasce Ramissa, nome che è ottenuto dall’unione dei nomi di due bambini kenioti, Rama e Issack. Il nome Ramissa fa riferimento alla rete di sostegno creata per supportare le comunità svantaggiate in Kenya, il marchio infatti opera sotto Antigone, un’organizzazione no-profit di Nairobi che reinveste tutti i guadagni nelle operazioni finalizzate ad aiutare la popolazione.
Ramissa opera per dare un nuovo valore a ciò che noi riteniamo essere un rifiuto. Il loro lavoro è quello di allungare la durata dei prodotti tessili riciclandoli e creando nuovi capi. Inoltre, Ramissa si occupa di empowerment sociale e sostiene condizioni di lavoro dignitose per gli operai.





I prodotti tessili che noi decidiamo di scartare vengono quindi rinnovati e usati come materiali anziché essere smaltiti in discariche. Questo è Upcycling, un modello sostenibile che molti brand dovrebbero considerare. I capi di seconda mano vengono rilavorati e acquistano così una nuova vita e possono ricominciare a far parte del mercato. Gli scarti vengono ridotti, le persone trovano lavoro e vivono una vita più serena, insieme.
Le persone del luogo lavorano in condizioni vantaggiose e gli operatori si impegnano nella creazione di una comunità che ruoti intorno al bene comune, alla collaborazione, allo scambio.












Per una moda più sostenibile
Avere una forte passione per la moda significa anche prendersi delle responsabilità. La mia è quella di cercare la soluzione più sostenibile, ridurre gli sprechi e reinventare gli outfit con quello che già possiedo, adattandoli al trend del momento con personalità e creatività, e in questo spero di essere un’ispirazione anche per voi.
Insieme possiamo raggiungere l’obiettivo di rendere la moda più sostenibile e, grazie a progetti come Ramissa, questo desiderio diventa sempre più possibile. Ramissa dimostra che i rifiuti tessili possono diventare prodotti innovativi sia da indossare che per decorare la casa e non solo. Le stoffe da loro create artigianalmente partendo dai rifiuti tessili sono assolutamente uniche e, come sappiamo già, è nell’unicità che risiede la bellezza.
Promuovere il riciclo degli indumenti significa dare valore a ciò che ci appartiene o che decidiamo di acquistare, nonché contribuire a creare un’economia circolare. Penso che sia un fattore importante per noi e per il bene delle generazioni future.
Spero che questo articolo vi abbia ispirato a riflettere su come possiamo tutti fare la nostra parte per una moda più sostenibile. Ricordiamoci che ogni piccolo gesto conta e che, scegliendo con cura i nostri capi e sostenendo realtà come Ramissa, possiamo contribuire a creare un futuro migliore per il nostro pianeta e per le persone che lo abitano.
Grazie per aver letto e per il vostro continuo supporto al progetto #scopripiccolibrand. Insieme possiamo fare la differenza, una scelta alla volta.
Alla prossima, con nuovi consigli e storie di moda sostenibile!







Marc
9 Luglio 2024You are amazing